Secondo Platone, la conoscenza non è qualcosa che acquisiamo dall'esterno, ma un processo di ricordo chiamato reminiscenza.
La concezione della conoscenza come reminiscenza
Esiste una corrispondenza precisa tra ciò che esiste (essere) e ciò che possiamo conoscere (gnoseologia). Platone distingue tra la scienza, che è una conoscenza perfetta e immutabile rivolta al mondo delle idee, e l'opinione, che è una forma di sapere imperfetta legata al mondo delle cose sensibili. Mentre l'ignoranza totale riguarda ciò che non esiste, l'opinione occupa una via di mezzo, poiché si riferisce a oggetti che cambiano continuamente e che sono solo copie sbiadite della realtà ideale.
La corrispondenza tra dualismo ontologico e dualismo gnoseologico
La conoscenza si divide in quattro gradi specifici che formano una scala verso la verità. Si parte dall'opinione, composta dall'immaginazione e dalla credenza negli oggetti fisici, per poi salire alla scienza. Questa si divide a sua volta in ragione scientifica, come la matematica, e nell'intelligenza filosofica più alta, chiamata noèsis, che permette di cogliere le idee-valori e il Bene supremo. Solo il filosofo, attraverso questo percorso, riesce a elevarsi sopra la materialità per raggiungere il mondo intelligibile.
I gradi del conoscere
Per risalire verso il sapere, il filosofo utilizza la dialettica, che è la tecnica propria della filosofia per ricostruire le connessioni tra le idee. Questa disciplina si basa su un dialogo fatto di domande e risposte per stabilire l'essenza delle cose e si muove in due direzioni: la sintesi, che raggruppa le definizioni in un'unica idea generale, e l'analisi, che divide un'idea nelle sue parti interne. Un esempio è il metodo dicotomico, che procede dividendo progressivamente un concetto fino a isolare la definizione cercata, come avviene per spiegare cos'è l'arte della caccia.
La dialettica
Nel mito di Theuth, Platone esprime la sua diffidenza verso la scrittura, sostenendo che essa non sia una vera medicina per la memoria, ma solo un aiuto esterno che rende gli uomini pigri. Chi si affida solo ai libri ottiene un'apparenza di sapienza e non una vera conoscenza, perché i testi scritti non possono rispondere alle domande o difendersi da soli. Per questo motivo, Platone preferisce il dialogo orale, che considera un discorso "vivo" capace di scrivere la verità direttamente nell'anima di chi impara attraverso la ricerca comune.
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